Bed & Breakfast Carrara: Carrara Capitale mondiale del Marmo.
Origini dell'utilizzo del Marmo Bianco di Carrara.
Il primo utilizzo del marmo di carrara è stato fatto dalle primitive tribù stanziali della zona a ridosso delle Alpi Apuane che fin dall'età del rame producevano piccoli utensili ed oggetti decorativi destitati soprattutto all'arte funeraria. Non si può parlare di vera e propria attività di escavazione ed estrattiva la quale si sviluppò solo in seguito e più precisamente in Epoca Romana sotto l'imperatore Giulio Cesare. Durante questo periodo le Cave di Carrara riforniscono di marmo bianco la città di Roma Imperiale per abbellire i suoi palazzi e le sue piazze. Il Marmo poteva arrivare a Roma attraverso il trasporto via mare, favorito dalla vicinanza dell'antico porto di Luni. L'antica Lunae città etrusca antecedente all'epoca romana possedeva uno dei maggiori porti al confine tra ma tirreno e ligure.
Dopo il crollo dell'impero romano a partire dal quinto secolo le invasioni barbariche portano ad un arresto nell'escavazione del marmo. Solo con la diffusione del cristianesimo si passerà ad un utilizzo diffuso del marmo per arte religiosa. Durante il Rinascimento Michelangelo veniva personalmente a Carrara a scegliere i blocchi di marmo che sarebbero diventate le più belle opere statuarie dell'epoca
Riferendosi all'epoca moderna ed in particolare durante il XX secolo ci fu un nuovo input nell'uso del marmo relativamente ad opere pubbliche dato dal periodo fascista durante il quale Mussolini regalò il famoso Marmo bianco di Carrara per essere adoperato nella relalizzazione della Spianata del Tempio di Gerusalemme.
Bed & Breakfast Carrara: Le Cave di Marmo di Carrara.
Le cave di Carrara sono luoghi molto suggestivi e veramente spettacolari. Visitandole si ha l'idea di come l'uomo abbia segnato il territorio tagliando le montagne creando paesaggi unici al mondo con immense squadrature del profilo orografico che lasciano spazio a immense gradinate. Ci sono due tipologie di cave: quelle a cielo aperto e quelle interne alla montagna dette anche chiuse o in galleria. Tra le più famose la cava di Fantiscritti di Gioia, le Cave Tecchione,Torrione, Polvaccio e Calocara Torrione, nonchè Canalgrande Torano e le cave di Crestola oltre al Bacino estrattivo di Lorano.
Bed & Breakfast Carrara: Escavazione e lavorazione del marmo.
L'inizio dell'escavazione risale all'epoca romana circa 2000 anni fa e si è evoluta nel corso dei secoli. Si è passati dall'utilizzo di arnesi ed espedienti molto semplici, che comportavano il massimo dispendio di risorse ed energie con il minimo risparmio. Schiavi cristiani condannati ai lavori forzati furono i primi cavatori che utilizzando punteruoli di legno di fico, li conficcavano nelle fratture della roccia calcarea. Avevano scoperto una ingegnosa proprieta di questo legno che, una volta bagnato, subiva una naturale dilatazione, causando il distacco della scaglia dalla bancata di marmo. I Romani necessitando di blocchi di dimensioni regolari introdussero una nuova tecnica chiamata della formella. Si sceglieva il masso, si praticava una linea di taglio dopodichè si introducevano due punteruoli di ferro che battuti a tempo e per molto tempo provocavano il distacco del masso permettendo di ricavare blocchi anche di due metri di spessore. Tale tecnica rimase pressochè inalterata fino all'utilizzo degli esplosivi dopo l'invenzione della polvere da sparo. Solo però con l'utilizzo di mine e attraverso quella che verrà chiamata la Varata si riuscì a distaccare grandi quantità di marmo senza rischiare di comprometterne il valore frantumandolo involontariamente.
La vera e grande rivoluzione nella tecnica estrattiva avvenne alla fine del 1800 con le invenzioni del filo elicoidale e della puleggia penetrante. Il filo di acciaio è un cavo di 4-6 mm di diametro, ottenuto dalla torsione ad elica di tre fili . Le scanalature così determinate hanno la funzione di trasportare e distribuire, lungo il taglio eseguito dal cavo, l'acqua e la sabbia silicea, originariamente proveniente da Massaciuccoli, che servono all'azione abrasiva. Il filo elicoidale, disposto in circuito su speciali pulegge di rinvio fissate ad appositi paletti detti potò , è lungo in genere alcune centinaia di metri e si muove ad una velocità di 5-6 m/s, mentre incide il marmo ad un ritmo di 20 cm l'ora. La puleggia penetrante è un disco d'acciaio caratterizzato sulla circonferenza, da una scanalatura e da piccoli denti diamantati. Mediante questi due geniali accorgimenti tecnici la puleggia, scorrendo su un apposito strumento a cremagliera chiamata macchinetta che ne consente il regolare e continuo abbassamento, assolve contemporaneamente a due funzioni: mentre penetra nel marmo trascina nella scanalatura il filo elicoidale che provoca il taglio del blocco.
Prima di cominciare a tagliare a monte e iniziare sul piazzale qualsiasi lavoro, bisognava liberare la montagna da quella parte di roccia resa inservibile dall'alterazione superficiale. Per questo lavoro di agilità e perizia interveniva il Tecchiaiolo il quale aveva il compito di esaminare da vicino il marmo, liberandolo delle parti pericolanti: per fare questo doveva calarsi, appeso ad una fune, davanti al fronte di cava. Il taglio al monte consisteva nell’isolare dal corpo marmoreo che costituisce il giacimento, una gigantesca porzione di roccia, detta bancata, di forma e dimensioni definite in funzione dei blocchi che si vogliono ottenere. Separata la bancata dalla massa rocciosa, i cavatori procedevano al suo ribaltamento sul piazzale di cava. Questa impressionante operazione presentava notevoli difficoltà e la sua esecuzione comportava seri rischi. Sul piazzale, intanto, si preparava il cosiddetto "letto" costituito da un cumulo di fini detriti di marmo misti alla fanghiglia prodotta da lavorazioni precedenti , per ammortizzare la caduta della bancata e limitarne le rotture. Una volta sul piazzale, la bancata veniva lavata per essere esaminata dai cavatori più esperti che ne individuano le impurità e segnavano i punti dove effettuare eventuali tagli. L’operazione successiva era il ridimensionamento in blocchi di dimensioni commerciali con la tagliatrice a filo diamantato. Un’operazione delicatissima: ogni errore, infatti, rischiava di diminuire la resa dell’intera bancata e produrre blocchi di valore inferiore a quello che la qualità del marmo faceva sperare. Poi entravano in scena i riquadratori, che a suon di subbia e martello, cercavano di dare una forma quadrata al blocco. Era un lavoro difficile, pesante, e quei cavatori dovevano essere forti, pazienti e capaci.
Infine venne introdotto il filo diamantato, attualmente in uso, la cui introduzione inizialmente creo' problemi di sicurezza lavorativa causa la facilita' di sganciamento, problematica ora corretta.
Bed & Breakfast Carrara: Il trasporto del marmo nel tempo.
Porto di Marina di Carrara e monumento ai "Buscaiol", scaricatori di porto specializzati nel carico/scarico di lastre di marmo
Una volta riquadrati, i blocchi dovevano scendere a valle fra colate di detriti marmorei chiamati "ravaneti". Storicamente la discesa dei blocchi lungo i ripidi pendi rocciosi delle cave ha rappresentato un'impresa non priva di rischi e di problemi tecnici, ed è stata portata avanti con metodi via via più evoluti a mano a mano che le condizioni economiche e sociali della regione si evolvevano. Il primo rudimentale metodo di trasporto si chiamava "abbrivio" e consisteva nel fare rotolare il masso giù dalle pendici, senza alcun controllo, fino a farlo fermare su un letto di detriti più fini. Il procedimento, ampiamente praticato nei tempi antichi, era tanto pericoloso che fu vietato per legge quando si affermò il metodo della "lizzatura" .
La lizzatura è un metodo tradizionale di trasporto del marmo su slitta, ancora praticato nei primi decenni del XX secolo. Fondamentalmente il blocco di marmo veniva saldamente fissato ad una slitta di legno trattenuta a monte da un sistema di funi scorrevoli. La slitta veniva gradualmente abbassata lungo il pendio da una squadra di uomini che allentava le funi e controllava il percorso della slitta. Alla lizzatura partecipavano dodici uomini: era un lavoro di squadra molto rischioso. Davanti alla slitta si poneva il capo lizza, in genere l'operaio più esperto della squadra, con il delicato compito di controllare che la discesa procedesse per il meglio. Il capo lizza disponeva i "parati" sul terreno davanti alla lizza, e dava il segnale ai mollatori di allentare o stringere i cavi al momento giusto. I "parati" erano robuste assi di legno di ciliegio, insaponate dal più giovane della compagnia, che erano aggiunte anteriormente al carico mano mano che questo procedeva nella discesa, consentendogli di scivolare senza incontrare ostacoli. Un'altra figura molto importante nella "lizza" era il "mollatore", chiamato anche "l’uomo del piro", che aveva il compito di allentare lentamente le corde che trattenevano verso l'alto il blocco, in modo che il carico scendesse lentamente e senza prendere velocità . La lizzatura era una delle fasi più rischiose dell’intero ciclo produttivo: se il carico si liberava dalle corde, e prendeva velocità , era frequente che travolgesse uno o più uomini della squadra, con gravi conseguenze. Il lavoro della lizzatura finiva nel momento in cui il carico arrivava al "poggio", che era il luogo dove i blocchi di marmo venivano liberati dalle corde e caricati sui carri trainati dai buoi che avevano il compito di trasportare il marmo ai laboratori, alle segherie o al vicino Porto di Marina di Carrara.
A partire dagli ultimi decenni del XIX secolo si affermò il trasporto del marmo su rotaia, grazie alla costruzione di un apposito tracciato ferroviario poco dopo l'Unità d'Italia. La Ferrovia Marmifera fu adibita per quasi un secolo al trasporto del marmo in concorrenza con la tradizionale lizzatura, i convogli di carri trainati da buoi e i primi tentativi di trasporto su strada con trattrici e su gomma. Costruita fra il 1876 e il 1890 la ferrovia collegava i principali centri di stoccaggio dei blocchi dei tre bacini marmiferi carraresi - Torano, Miseglia e Colonnata - con le segherie in pianura, il porto di Marina di Carrara e la rete ferroviaria nazionale. La costruzione del tracciato rappresentò una impresa ingegneristica considerevole dati i mezzi dell’epoca: si dovevano superare 450m di dislivello per una lunghezza totale di 22km con una pendenza massima del 6 per cento, attraversando un gran numero di ponti e ferrovie.
La "marmifera" operò a lungo in sostituzione della rete stradale, ma la costruzione di sempre più numerose strade di arroccamento e la conseguente concorrenza con i moderni mezzi di trasporto su gomma la rese antieconomica. Dopo un breve travaglio la ferrovia cessò la sua attività nel 1964 e il suo tracciato venne in gran parte smantellato. Alcuni tratti vennero trasformati in strade.
Il trasporto dei marmi su strada iniziò ad affermarsi approssimativamente a partire dal 1920, con l'ampliamento e l'ammodernamento delle strade dirette verso i bacini di estrazione. I primi mezzi di trasporto meccanizzati furono "trattrici" a combustione interna, tradizionalmente chiamati "ciabattone". A partire dal dopoguerra il trasporto su gomma divenne predominate, soprattutto con l'introduzione dei camion di fabbricazione tedesca Magirus-Deutz. Attualmente tutto il marmo escavato dalle cave viene trasportato su gomma fino al porto di Marina di Carrara o smistato ad altre destinazioni. Destinazione del marmo estratto dalle cave [modifica] Sfruttamento di marmo di Carrara
Gran parte del marmo estratto viene mantenuto allo stato di blocco non lavorato e inviato direttamente al porto di Marina di Carrara che gestisce tutt'oggi la maggior parte delle spedizioni, soprattutto all'estero. Quasi tutto il resto del marmo estratto viene invece ridotto in lastre di diverso spessore e poi lucidato a fornire materia prima per pannelli, ornamenti, scale, e altri accessori in marmo. Per effettuare le operazioni di segagione e lucidatura sono in attività nella Provincia di Massa Carrara oltre un centinaio di segherie le quali, per attrezzatura e per il grado di specializzazione raggiunto, lavorano marmi e graniti provenienti da tutto il mondo.
In ogni segheria funzionano particolari telai dotati di lame d'acciaio intervallate alla distanza corrispondente allo spessore richiesto dalle lastre. Ad ogni telaio è impresso un movimento orizzontale ed un continuo abbassamento, mentre le lame - che non hanno denti - servono soltanto a premere nelle fessure l'acqua e la sabbia silicea che servono per l'azione abrasiva e approfondiscono il taglio.
Una frazione del marmo estratto dalle cave viene lavorata nei laboratori di scultura di Carrara, Massa, Pietrasanta e zone limitrofe. Gli addetti a tale lavoro si dividono tra scalpellini, modellatori, scultori e ornatisti. A Carrara ha sede un "Istituto Professionale di Stato per l'Industria e l'Artigianato del Marmo", che è in grado di conferire una qualificazione specifica ai lavoratori di questo settore.
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